
Sagra del Piennolo ed Antichi Mestieri nel Borgo Torretta 2008
L’Evento
“Sagra del Piennolo ed Antichi Mestieri nel Borgo Torretta”: a settembre la quinta edizione. L’iniziativa organizzata dalla Parrocchia SS. Addolorata, in collaborazione con le Associazioni Amici del Presepe e ViviBosco, avrà luogo a Boscotrecase (NA), presso il Cortile SS. Addolorata, via Cardinal Prisco e vico Borzacchini il 13 e 14 Settembre 2008. Dopo il successo di presenze registrato nella passata edizione della kermesse, viene riproposta la vetrina della cultura e della tradizione artigianale e gastronomica dell’area boschese, denominata “Vesuvio Meridiano”. Un salto nel folklore. La celebrazione di uno dei prodotti più tipici dell’area vesuviana, per il quale è stato riconosciuto il marchio d’origine Dop, si sposa con i festeggiamenti in onore della SS. Addolorata. Il programma dell’evento, oltre al sano intrattenimento folkloristico-musicale, si arricchisce con momenti di dibattito inseriti in ciascuna serata. Si discuterà con esperti dei vari ambiti sui temi dell’agroalimentare locale.
La “Sagra del Piennolo” tende a valorizzare le produzioni agricole locali di pomodorino vesuviano. Detto comunemente piennolo, oppure spongillo, per via della tradizionale tecnica di appenderli uniti a grandi grappoli per conservarli fino all’inverno, il pomodorino del Vesuvio cresce sui terreni più impervi delle pendici vesuviane. Il pomodorino, conservato al piennolo, rappresenta una delle produzioni più antiche e tipiche dell'area vesuviana. Le prime testimonianze documentate, e tecnicamente dettagliate, sulla presenza e sull'uso del pomodorino nel comprensorio vesuviano risalgono a pubblicazioni della fine del 1800 e dell’inizio del 1900. La zona di produzione e confezionamento del «Pomodorino del Piennolo del Vesuvio» comprende diversi comuni, tra cui Boscotrecase. La sagra comporta l’allestimento in piazza di un “Laboratorio del Gusto” per la preparazione e la degustazione di specialità tipiche a base di Pomodorino del Piennolo del Vesuvio.
Gli Antichi Mestieri
La suggestiva rievocazione dei “Mestieri Antichi nel Borgo Torretta” completerà la manifestazione con un lungo ed interessante itinerario culturale. Artigianato e città è un binomio indissolubile da molti secoli. Fin da quando nel tardo Medio Evo, la rinascita dei centri urbani vesuviani fu segnata e promossa proprio dalle botteghe artigianali impegnate nella lavorazione del ferro, dei tessuti, delle ceramiche, del legno, della pietra lavica, delle botti, del pane e della pasta, del vino, etc. La rievocazione si sostanzia in un percorso espositivo di arti e mestieri per le strade (via Lepanto e via Cardinal Prisco) del borgo attiguo alla parrocchia SS. Addolorata del quartiere Torretta di Boscotrecase. Protagonisti gli artigiani, "testimoni storici" della tradizione produttiva e creativa vesuviana ed i residenti.
In Programma:
VENERDI’12 SETTEMBRE . . . . . . . . . . . . .
ore18.00 %
Triduo dell’Addolorata: Recita del S.Rosario ed a seguire S. Messa
ore19.00 µ
Evento Culturale: Proiezione del film “Ultimo giorno a Pompei” ed a seguire dibattito con esperti su “I tesori dell’archeologia vesuviana”.
SABATO 13 SETTEMBRE . . . . . . . . . . . . .
ore18.00 %
Triduo dell’Addolorata: Recita del S.Rosario ed a seguire S. Messa
ore19.00 µ
Sagra del Piennolo ed Antichi Mestieri nel Borgo Torretta: Inaugurazione del percorso del gusto e dei mestieri ed a seguire dibattito con esperti su “Il piennolo, tipicità dell’agricoltura regionale”.
Spettacolo musicale con “STUDIARTE” (a cura del Comune di Boscotrecase - Assessorato Politiche Sociali) che esegue repertorio di musica classica napoletana dal ‘600 ai giorni nostri.
Consegna PREMIO SPECIALE CULTURA al M° Ignazio Panariello.
DOMENICA 14 SETTEMBRE . . . . . . . . . . . .
ore 11,00 %
Triduo dell’Addolorata: Recita del S.Rosario ed a seguire S. Messa
ore16.00 -19.00 µ
Rievocazione Parrocchiale di Giochi Antichi presso “Piazza Matteotti”
ore19.00 µ
Sagra del Piennolo ed Antichi Mestieri nel Borgo Torretta: Apertura del percorso del gusto e dei mestieri ed a seguire dibattito con esperti su “Il piennolo nella gastronomia di qualità”.
Spettacolo musicale con “I VESUVIANI GROUP” che esegue repertorio di musica leggera
LUNEDI’15 SETTEMBRE . . . . . . . . . . . . .
ore18.30 %
Solennità dell’Addolorata
Recita del S.Rosario, ed (19,00) SS. Messa
CONTINUANO I LAVORI PER LA PREPARAZIONE DELLA
SAGRA DEL PIENOLO ED ANTICHI MESTIERI NEL BORGO TORRETTA
13 E 14 SETTEMBRE- BOSCOTRECASE


L'iniziativa organizzata dalla Parrocchia SS. Addolorata, in collaborazione con le associazioni Amici del Presepe e Vivibosco, avrà luogo a Boscotrecase(NA), presso il cortile SS.Addolorata, via Cardinal Prisco e Vico Borzacchini (via Lepanto) il 13 e 14 settembre. Dopo il successo di presenze registrato nella passata edizione della kermesse, viene riproposta la vetrina della cultura e della tradizione artigianale e gastronomica dell´area boschese, denominata "Vesuvio Meridiano".Un salto nel folklore. La celebrazione di uno dei prodotti più tipici dell´area vesuviana, per il quale è stato riconosciuto il marchio d´origine Dop, si sposa con i festeggiamenti in onore della SS. Addolorata. Il programma dell´evento, oltre al sano intrattenimento folkloristico-musicale, si arricchisce con momenti di dibattito inseriti in ciascuna serata. Si discuterà con esperti dei vari ambiti sui temi dell´agroalimentare locale.
Bosci Trium Domorum, la città del Vesuvio Meridiano
Le prime testimonianze di insediamenti umani nel territorio dell’attuale Comune di Boscotrecase risalgono al VII-V secolo a.C.; la riprova è data dal rinvenimento di alcune tombe protostoriche. I primi abitanti della “sylva”, che si irradiava dal Vesuvio sino alla costa torrese, furono popolazioni osco-sannitiche che introdussero, in un territorio già predisposto a tale coltura, la coltivazione della vite e di altri prodotti agricoli. È in epoca romana, però, che il territorio boschese ebbe un notevole sviluppo. Numerose le ville di patrizi e di notevole importanza le aziende agricole che, già allora, davano un vino apprezzato e ricercato, il celebre Vesvinum. Il Pagus Felix Suburbanus, ovvero in villaggio suburbano di Pompei, dedicato a Silla, che si chiamava appunto Felix, successivamente fu dedicato ad Augusto e prese il nome, in epoca imperiale, di Pagus Augustus Felix Suburbanus. Questo luogo fu scelto come residenza da nomi illustri come Agrippa Postumo, figlio del generale romano Agrippa e di Giulia, figlia dell’imperatore Augusto. A poca distanza in effetti vi era la residenza dei Giulii-Claudii, Villa dei Misteri a Pompei, mentre i Livi avevano la propria dimora a Boscoreale. La villa di Agrippa Postuno fu rinvenuta nel 1903 in via Tenente Luigi Rossi e successivamente ingoiata dalla lava dell’eruzione del 1906. Tra i reperti rinvenuti nella villa, oltre alle lucerne con la croce cristiana furono portati alla luce numerori affreschi nel III stile pompeiano, alcuni dei quali sono ora esposti al Museo Nazionale di Napoli e al Metropolitan Museum di New York. Altri importanti ritrovamenti furono effettuati nel 1899 in contrada Setari, dove fu scavata la Villa rustica di Lucio Arellio Successo e in via Cavour dove fu scoperta una cella vinaria nella quale un dolio riportava impresso il sigillo Barniu Erotis. A sconvolgere questo territorio sopraggiunse una scossa tellurica che nel 62 d.C. provocò danni a tutte le città romane sorte nel tempo. Da Nocera ad Ercolano e fino a Napoli, crollarono tetti, porticati e intere ville: erano le prime avvisaglie di ciò che strava covando nelle proprie viscere quel monte, apparentemente innocuo, fino ad allora fonte di fertili raccolti e vita serena. Ma la tragedia si consumava il 24 agosto del 79 d.C. quando la spaventosa esplosione di quello che sarebbe diventato il piú famoso vulcano al mondo, il Vesuvio, spazzò via, ricoprendo sotto uno spesso strato di cenere lapilli e lava, ogni forma di vita. I pochi superstiti abbandonarono, atterriti, il Pagus. I primi segni del ritorno della vita nel territorio di Boscotrecase si ebbero all’inizio dell’Epoca Cristiana (320 d.C.) e ciò è attestato dal ritrovamento in contrada Colonne a Boscotrecase di una costruzione del III secolo d.C. Ritrovamenti di tombe cristiane e di monete con l’effige di Costantino, Costanzo e Teodosio in tutto il territorio ai piedi del Vesuvio danno la certezza che quegli abitanti furono dei Cristiani. Nella primavera del 553 nella zona tra Boscotrecase ed Angri si svolse la battaglia decisiva tra i Goti e i Greci che vide, con la morte del loro re Teia, la fine del dominio dei Goti in Italia. Nel Medioevo la zona fu circondata da un folto bosco e rimase isolata. Quale luogo piú di una fitta selva era ideale per chi intendesse allontanarsi dal mondo ed elevare il proprio spirito nella preghiera. Fu proprio così che attorno al X secolo sorsero alcune piccole chiese che funsero da eremitaggio per chi avesse voluto dedicarsi alla salvezza dell’anima. Poco dopo l’anno mille sorse la chiesa di Sancti Januari in Sylva ed è proprio in questo periodo che la zona boschiva venne indicata con il nome di Sylva Mala e cioè “bosco folto e pericoloso”. Altre battaglie furono combattute nei pressi della Sylva, tra cui quella tra Ruggero il Normanno e i suoi piú potenti vassalli, e proprio dalle cronache degli storici antichi si registra per la prima volta il territorio boschese come la zona delle “Tre Case”. I sovrani Angioini avevano una grande passione per la caccia che praticavano prevalentemente con i falconi ed in molti documenti risulta che essi avevano destinato il territorio boschivo ai piedi del vulcano a tale pratica tanto da farla sorvegliare da soldati affinché nessun estraneo vi si introducesse per cacciare senza permesso. Durante il regno di Federico II di Svevia, Imperatore e Re di Sicilia, il territorio di Boscotrecase viene staccato dall’ampio territorio di Ottajano e utilizzato come riserva di caccia. In alcuni documenti dell’epoca il territorio di Boscotrecase viene identificato, come abbiamo già detto, con la denominazione di Silva Mala, in altri come Silva Maris “bosco presso il mare”. Tale duplice toponomastica probabilmente è dovuta al fatto che il territorio occupato dal bosco giungeva sino al mare ed è quindi possibile che le due denominazioni medioevali di Boscotrecase si completassero a vicenda. Nel 1337 re Roberto d’Angiò donò la Sylva Mala a tre monasteri che la moglie, la regina Sancia, aveva fondato a Napoli e precisamente ai monasteri di Santa Chiara, di Santa Maria Egiziaca e Santa Maria Maddalena. Il bosco fu da quel momento identificato come Bosci Trium Domorum toponimo che nel tempo si è poi tramutato in Boscotrecase. Nel XV secolo, ad opera delle tre case religiose, iniziarono i primi disboscamenti per far posto alle colture. I primi abitanti insediatisi nei possedimenti delle Tre Case furono certamente poveri contadini provenienti da Torre del Greco che accolsero l’invito dei monasteri per disboscare il territorio con la promessa di avere in concessione un pezzo di terra. Si innescò così un meccanismo che nel giro di due secoli trasformò completamente il bosco in terreni fertili, coltivati a vigneti e alberi da frutta. Si creava cosi, proprio nel ‘400 il primo nucleo del villaggio di Boscotrecase e dei comuni viciniori. Nel ‘600 nascevano i quartieri di Oratorio e Annunziatella e un terzo, ora parte del Comune di Torre Annunziata,Terra Vecchia. Intanto nel 1596, Boscotrecase che fino ad allora era Demanio Regio, passò in proprietà al Principe di Valle, don Alfonso Piccolomini. Nel 1601 passa a Marco Antonio Jodice di Genova, vendutagli per 30.000 ducati da re Filippo III di Spagna e successivamente nel 1616 il Vicerè Conte di Lemos, cedette la terra di Bosco Tre Case a Giovanni Piccolomini d’Aragona, figlio ed erede di Alfonso, Conte di Celano. Martedì 16 dicembre 1631 il territorio vesuviano fu scosso da una violenta e improvvisa attività vulcanica. Il Vesuvio che per diversi decenni era stato in quiete, mostrò la sua terrificante potenza. Per tutta la giornata continui boati preannunciarono ciò che sarebbe accaduto il giorno seguente. La mattina del 17 il vulcano cominciò ad eruttare e una pioggia di cenere e lapilli ricopri tutte le zone circostanti. Verso mezzogiorno cominciarono le colate laviche che giunsero al mare. Boscotrecase subì danni gravissimi e molti abitanti si trasferirono a Napoli e nella vicina Boscoreale che era stata risparmiata dalla lava. Verso la metà del Seicento gli abitanti erano circa 7000 e si rese necessaria la creazione di nuove parrocchie che potessero provvedere ai bisogni spirituali dei fedeli. Furono costruite così la parrocchia di S. Anna nel quartiere Oratorio e quella dell’Ave Grazia Plena nel quartiere Annunziatella e una terza parrocchia nel quartiere Terra Vecchia dedicata allo Spirito Santo. Nel 1700 sorsero a Boscotrecase varie industrie, tra le più importanti per l’economia locale vi furono quella della seta, dell’estrazione del lapillo e della lavorazione della pietra vesuviana, che ancora oggi risulta essere una delle attività più caratteristiche della zona e vede impegnati vari maestri scalpellini, veri artisti nel estrarre dalla lava capolavori unici. Molto radicata e produttiva l’attività vinicola che vantava la produzione del Lacryma Christi, vino bianco ottenuto dal vitigno falanghina, tuttora prodotto nella zona vesuviana e apprezzato nel mondo. Legata alla produzione del vino l’arte di fabbricare botti, anch’essa attività tipica di Boscotrecase ancora oggi praticata dai bottai locali e che rappresenta un’altra importante realtà per l’economia. Giungiamo così al 29 ottobre del 1808, quando, con un Decreto del re Gioacchino Murat, veniva istituito il Comune di Boscotrecase. Qualche anno più tardi Torre Annunziata venne denominata Gioacchinopoli e ed essa fu aggregato il quartiere di Terra Vecchia. Il Vesuvio tornò a minacciare Boscotrecase nel 1822 con la contrada Viuli invasa dalla lava. Tale eruzione dell’ottobre del 1822 trasformò drasticamente il cratere. L’Unità d’Italia, appoggiata dalle popolazioni locali, non sortì gli effetti sperati. La delusione della gente, che sperava di ottenere la terra coltivata da anni senza esserne proprietari, sfociò in violenza e la Sylva Mala ritornò ad essere luogo pericoloso a causa del diffondersi del brigantaggio. Uno dei briganti più famosi fu Antonio Cozzolino, originario di Boscotrecase esperto scalpellino che per la sua villosità e la barba incolta fu soprannominato Pilone. Per oltre cinque anni tenne in scacco l’esercito piemontese per poi cadere sotto i colpi della polizia, presso l’Orto Botanico di Napoli, in un agguato organizzato grazie al tradimento di un compagno. Antonio Cozzolino aveva combattuto con l’esercito napoletano in Sicilia contro Garibaldi ed era un legittimista borbonico. Nel giro di tre anni, dal 1877 al 1880, Boscotrecase perde un altro pezzo del suo territorio, la frazione di Oncino, e con esso ogni sbocco al mare, ma diventa sede di Mandamento.I secoli XVIII e XIX sono caratterizzati per la cittadina di Boscotrecase dall’aver dato i natali a personaggi illustri: Nicola Cirillo (1752-1806), pio sacerdote, scrittore di opere sacre e Vescovo di Ariano. Salvatore Cirillo (1787-1857), letterato e filologo greco, Prefetto della Biblioteca Reale di Napoli. Prospero Sorrentino, medico chirurgo, nato nel 1822, fu liberale e partecipò ai moti del 1848. Fu Sindaco dal 1866 al 1874, Consigliere Provinciale nel 1876. Salvatore Calvanese (1830-1916), canonico della Cattedrale di Napoli, Professore di Filosofia e Rettore del Seminario Arcivescovile di Napoli. Giuseppe Prisco (1833-1923), filosofo, teologo, uomo di profonda cultura le cui opere furono tradotte e studiate in tutta Europa, Cardinale Arcivescovo di Napoli dal 1898 al 1923. Giovanni Della Rocca (1838-1903), avvocato, Consigliere Provinciale, Deputato al Parlamento, Sottosegretario agli Interni e alla Giustizia. Giuseppe Izzo (1847-1914), zelante parroco di Sant’Anna, fu stimato Vescovo di Cava e Sarno. Luigi Napodano, avvocato, Docente di Procedura Civile all’Università di Napoli, Deputato al Parlamento nel collegio di S.Angelo dei Lombardi (1876), Consigliere Provinciale (1879), Sindaco di Boscotrecase durante l’eruzione del 1906. Gennaro Matrone (1848-1927), ingegnere specializzato in ponti e strade, Consigliere Provinciale, archeologo dilettante. Portò alla luce nel 1899 una villa romana in contr. Bottaro, sul lido dell’antica Pompei, dove si rinvenne il famoso “Ercole Matrone” bronzo ellenistico di rara bellezza oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Costruì a sue spese la strada che dal versante di Boscotrecase giunge a quota 900 del Vesuvio (completata nel 1927). Giuseppe Grizzuti (1875-1943), avvocato e magistrato onorario, aprì la sua casa ai più bei nomi della letteratura napoletana: G. Capurro, R. Galdieri, F. Russo.Nel 1905 fu inaugurata la linea a scartamento ridotto della ferrovia Circumvesuviana, tratto Torre Annunziata – Poggiomarino. Nel 1906 il Vesuvio diede una nuova dimostrazione di potenza. Il 6 aprile diede i primi segni di un’imminente eruzione e il giorno seguente cominciò in principio una pioggia di cenere e detriti, anche di grandi dimensioni e di seguito la lava, che divisa in due fiumi rossi, giunse sino alla contrada Oratorio colmando piazza Sant’Anna. La lava continuò la sua corsa arrestandosi solo piú a valle nei pressi del cimitero di Torre Annunziata. La stessa ferrovia della Circumvesuviana, inaugurata solo un anno prima nel tratto Torre Annunziata-Poggiomarino, risultò parzialmente ingoiata dal fiume di lava. Dal 1928 al 1946 Boscotrecase diventa frazione di Torre Annunziata. Il 24 gennaio del 1946, appunto, con un decreto, Umberto di Savoia restituisce l’autonomia al Comune. Il dopoguerra segna per Boscotrecase un periodo positivo, con il fiorire di nuove attività e soprattutto del turismo. La strada per il cratere, voluta caparbiamente dall’ingegnere Gennaro Matrone è percorsa giornaliermente da numerosi turisti che dopo la visita a Pompei non possono fare a meno di visitare lo Sterminator Vesevo sul filo di quel vincolo imprescindibile tra gli scavi ed il Vesuvio. Il cinema investe Boscotrecase nel 1951. È questo l’anno della realizzazione di “Due soldi di speranza”, film del regista neorealista Renato Castellani che sarà girato quasi interamente tra vicoli, piazze e scorci suggestivi di Boscotrecase. Con un referendum, il 6 maggio del 1979, la frazione di Trecase acquista l’autonomia e il territorio di Boscotrecase subisce un ulteriore traumatico distacco. Il Comune di Boscotrecase si estende oggi su un territorio di 7,18 kmq e conta una popolazione di circa 11.000 abitanti.
Artigiani Bottai: Tra gli artigiani dell’area vesuviana, il fabbricante di botti, il “bottaio”, è una figura tipica, il cui lavoro è tuttora rappresentato dai suoi preziosi manufatti per la vita e l’economia locale.L’arte del fabbricare botti è antichissima e se ne trova cenno già nelle opere di Plinio e in quelle di Varone. In altri tempi e luoghi, Dante racconta dei bottai e della loro corporazione, ricordando come fossero fra gli artigiani più apprezzati dell’epoca e come la loro corporazione fosse una delle più potenti.
Gli Scalpellini: Il “mestiere” dello scalpellino è sicuramente antichissimo, affonda le radici in almeno 20 secoli di storia. Scalpellini venivano chiamati “LAPICIDAE”: tagliapietre erano quelli che, al tempo dei romani, preparavano i frantoi per ricavare l'olio dalle olive e le pesanti macine che servivano a ridurre le granaglie in farina. Così come scalpellini erano gli altri che nel '600 e '700 lavorarono per abbellire con stupendi portali, statue, colonne, fontane e superbi scaloni, le ville dei sovrani borbonici e dei nobili della loro corte.
Arte del Ricamo: L’amore per il ricamo ha radici antiche a Boscotrecase. Infatti: fin dagli anni 30’ erano attive due scuole tenute da religiose, le “Adoratrici del Sangue di Cristo” presso la parrocchia dell’Annunziatella e le “Pie discepole di Gesù Eucaristico” presso la parrocchia di S.Anna, che per oltre 40 anni hanno insegnato i segreti del crochet, del ricamo classico e del tombolo a generazioni di ragazze, le cui mani rese abili ed esperte hanno realizzato splendidi corredi la cui tradizione è ancora molto sentita.
Storia del Vino Lacrima Christi: Il pianto di Cristo, le lacrime versate per una landa di Paradiso adagiata sulla terra degli uomini. La leggenda e la storia del vino prodotto nell'antico paese di Boscotrecase, si intrecciano a formare una materia sublime ed affascinante, in cui il sacro e profano si rimescolano e danno vita ad un racconto magico di sapore e fede, un sentiero denso di aromi e credenze, tutto giocato intorno ad un nuovo nettare degli Dei. Non a caso la leggenda, prende inizio dal momento in cui Gesù Cristo mandando via dal Paradiso 'Lucifero" re del male, si accorge di aver perso anche una delle bellezze più intriganti e ammalianti del suo regno, delineato dal Golfo di Napoli, e, vedendo ciò, scoppia in un pianto magico, che bagna l'area vulcanica Vesuviana dando vita a delle uve autoctone che prendono il nome di 'Lacrima Christi del Vesuvio". La leggenda è di grande impatto ed è felice perché ben si sposa con l'incantevolezza dei luoghi e col gusto paradisiaco del suo vino; lo stesso Curzi Malaparte, ne 'La Pelle" invita gli amici a bere questo sacro, antico vino ricordandone l'origine ultraterrena. Oggi, questa nuova ambrosia divina è vinificata nelle versioni bianco, rosso e rosato D.O.C. (D.P.R. 13/1/83 - G.U. n. 167 del 26/06/1983).
Il Piennolo
Detto comunemente piennolo, oppure spongillo, per via della tradizionale tecnica di appenderli uniti a grandi grappoli per conservarli fino all’inverno, il pomodorino del Vesuvio cresce sui terreni più impervi delle pendici vesuviane. Non va confuso con i comuni pomodorini dei supermercati: le bacche rosse hanno un piccolo pizzo all’estremità, squadrature laterali vicino al picciolo, buccia spessa, polpa soda e compatta e, infine, un sapore dolce-acidulo delizioso e inconfondibile. Il merito è tutto del Vesuvio e del sole. I terreni migliori sono anche i più difficili da raggiungere, spesso a quote alte, dove le colate laviche stratificate nei secoli si sono trasformate in terreni scuri, sabbiosi ma fertili, ricchi di potassio e calcio, ideali per questa coltura. Ed è per questo che anche in zone a rischio eruttivo i contadini continuano a ritornare, tenaci, con i loro semi selezionati negli anni dalle piantine più belle. Il vulcano regala loro anche il colore: secondo gli anziani le radici dei pomodorini si nutrono della lava stessa del Vesuvio.
La Strada Matrone: È il percorso più panoramico degli itinerari del Parco nazionale con l'ascesa al Gran Cono del Vesuvio. La Strada Matrone, costruita ad opera dei fratelli Matrone, che "invece di godersi in pace la rendita dell'uva e delle albicocche, vollero misurarsi con il Vesuvio", come scrisse il Maiuri, venne tracciata intorno agli anni '20-'30 da Boscotrecase fino alle falde più alte del vulcano. Si procede in salita attraverso curve e tornanti lungo un tratto asfaltato in pineta. Si raggiunge il bivio con lo stradello della Riserva Forestale Tirone Alto Vesuvio dove è posta la meta ravvicinata. Il percorso si inerpica ancora su una serie di curve da cui si inizia a distinguere la sagoma del Vesuvio. La pineta lascia spazio alla macchia a ginestra. Lasciato il tratto asfaltato inizia il tratto più suggestivo del sentiero: la vista spazia verso valle sulla Piana Campana e sulla Riserva Tirone e verso l'alto sul Vesuvio, sulle bocche laviche del 1906 e sulle creste del Monte Somma. Uno slargo panoramico sulla Penisola Sorrentina e il Golfo di Napoli è la meta intermedia. Si raggiunge il Piazzale da cui si possono ammirare le creste del Monte Somma con la Punta Nasone opposta ai Cognoli di Ottaviano e ai loro piedi la distesa della Valle dell'Inferno.
COMINCIAMO DALLA CUCINA: UN VERO MIX TRA PASSIONE IMPEGNO E DIVERTIMENTO




ED ORA PASSIAMO ALLA FOTO CHE MOSTRANO LA RAPPRESENTAZIONE DEGLI ANTICHI MESTIERI NEL BORGO TORRETTA.







E CI SONO ANCHE GLI SBANDIERATORI DI NOCERA INFERIORE

E PER FENIRE....SPETTACOLI, MUSICA E DIVERTIMENTO PER TUTTI


